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Sovraindebitamento, le criticità analizzate dai commercialisti




Fari puntati dei commercialisti sulle criticità in materia di procedure di sovraindebitamento. La Commissione dedicata del Consiglio nazionale ha infatti predisposto un documento che mette in evidenza gli aspetti controversi della normativa nei primi anni di applicazione della legge n. 3/2012 e del decreto ministeriale n. 202/2014, sulla base delle prassi in uso nei Tribunali. Il documento prende le mosse dalla nomina del professionista che svolge le funzioni di organismo di composizione della crisi. La problematica riguarda in particolare la possibilità, per il sovraindebitato, di presentare istanza al presidente del tribunale per la nomina di un professionista in possesso dei requisiti stabili dall’art. 28 della legge fallimentare o di un notaio. La soluzione, secondo il Cndcec, è collegata sia all’individuazione dell’ambito di applicazione dell’art. 15, comma 9, della legge n. 3/2012, laddove stabilisce che i compiti e le funzioni attribuiti agli organismi di composizione possono essere svolti anche da un professionista o da una società tra professionisti in possesso dei requisiti di cui all’art. 28 l.f., sia all’interpretazione della norma. La conclusione è che attualmente esistono due modalità di designazione dell’ausiliario del giudice nella composizione della crisi. Il debitore può infatti presentare istanza di nomina del professionista facente funzioni al presidente del tribunale competente per territorio, nonostante la costituzione di un organismo da parte degli enti previsti dalla normativa. In pratica, il sovraindebitato può esercitare due opzioni: nel primo caso, può chiedere al presidente del Tribunale la nomina di un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 28, l.f. o di un notaio; optando per la seconda alternativa, il debitore può direttamente rivolgersi all’organismo di composizione della crisi competente per territorio. Laddove la scelta ricada su un professionista in possesso dei requisiti di cui all’art. 15, comma 9, spiega il documento, quest’ultimo deve essere nominato dal presidente del Tribunale, o dal giudice da lui delegato, aprendosi, in tal caso, un’eventuale fase di pre-ammissione alle procedure di sovraindebitamento. Secondo le prassi in uso, il debitore è legittimato per le procedure di composizione della crisi: a presentare l’istanza di nomina del professionista che sarà chiamato ad espletare tutte le attività funzionali alla predisposizione e all’attestazione della fattibilità del piano; a presentare l’istanza di nomina, depositando contestualmente la proposta già confezionata con l’ausilio di un professionista di fiducia. Riguardo le modalità di presentazione della proposta, secondo il Cndcec bisogna verificare se le tesi sviluppate sulla fase relativa alla nomina del professionista siano utilizzabili anche per le ipotesi in cui il debitore depositi direttamente la proposta di accordo o di piano allegando la documentazione. Ai sensi dell’art. 9 della legge n. 3/2012, la proposta di accordo o di piano è depositata presso il Tribunale in cui il debitore abbia sede principale o residenza. Allo stesso modo, l’art. 7 individua i casi in cui la proposta non è ammissibile e gli artt. 10 e 12-bis chiariscono che se la proposta soddisfa i requisiti fissati negli artt. 7, 8 e 9, il giudice fissa con decreto l’udienza. Non si fa cenno, sottolineano gli autori, alla necessità di far accompagnare la proposta da un ricorso con una domanda per l’ammissione alla procedura come avviene invece nel concordato preventivo. Per cui, secondo il Cndcec, è opportuno chiarire la natura del procedimento, ovvero se possa essere ricondotto alla volontaria giurisdizione oppure alle procedure concorsuali. Il documento si concentra poi sul deposito della proposta con l’ausilio degli organismi di composizione della crisi e sulla inammissibilità della proposta. In materia di sovraindebitamento il Consiglio nazionale ha organizzato anche un convegno nazionale, che si è svolto il 2 e il 3 dicembre scorsi, dove hanno partecipato i consiglieri nazionali del Cndcec codelegati alle Procedure concorsuali Maria Rachele Vigani e Felice Ruscetta, il rappresentante del comitato di segreteria CESPEC (Tribunale di Ferrara) Anna Ghedini, il presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Roma Antonino La Malfa. Dopo la relazione introduttiva del presidente della sezione fallimentare del Tribunale di Milano, Alida Paluchowski, sull’inquadramento sistematico delle procedure introdotte dalla Legge 3 del 2012, sono intervenuti i relatori: Andrea Giorgi, componente della commissione Crisi da sovraindebitamento del Cndcec sulle opportunità e le criticità degli OCC; Fabio De Palo, magistrato sezione fallimentare del Tribunale di Roma, e Franco Michelotti, componente della commissione Crisi da sovraindebitamento del Cndcec, sui requisiti di ammissibilità delle procedure di sovraindebitamento; Lina Farina, ordinario della facoltà di Economia della Sapienza, e Filippo D’Aquino, magistrato seconda sezione civile del Tribunale di Milano, sui profili processuali e criticità. Il documento "Aspetti controversi delle procedure di sovraindebitamento (Legge n. 3/2012)" è disponibile al seguente LINK Gabriele Ventura @gabrivent

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